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Acidi grassi omega-3 per l’insufficienza cardiaca

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Estratto di un articolo del Prof. Dr. Clemens von Schacky

Cibo con omega 3 allineato a forma di cuore; vista dall'alto

L’articolo “HS-Omega-3® Index in Heart Failure” del Prof. Dr. Clemens von Schacky tratta la correlazione tra indice omega-3 e insufficienza cardiaca, e i benefici degli acidi grassi omega-3 sulla salute del cuore.

Effetto degli omega 3 sulla salute del cuore

A bassi livelli di acidi grassi omega-3 nel corpo umano si associa debolezza del muscolo cardiaco. Quando vengono somministrati gli acidi grassi omega-3 EPA e DHA, il muscolo cardiaco guadagna forza, il rischio di morte per insufficienza cardiaca si riduce e i sopravvissuti hanno meno probabilità di sviluppare complicanze e dover subire ulteriori interventi ospedalieri. Il Prof. Dr. med. Clemens von Schacky spiega come si possa ottenere una terapia di successo con un indice HS-Omega-3® intorno al 10%.

Indice omega-3 e insufficienza cardiaca

Con l’aiuto dell’indice Omega-3, sono state acquisite nuove conoscenze sull’importanza dei due acidi grassi omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) come supporto terapeutico nel caso di insufficienza cardiaca. L’insufficienza cardiaca, ossia l’incapacità del cuore di fornire al corpo un flusso ematico efficiente e si presenta in due forme:

  1. Nella prima forma le pareti del muscolo cardiaco sono diventate rigide. Di conseguenza, il cuore non riesce a pompare la giusta quantità di sangue. Ad oggi non è ancora stato dimostrato scientificamente un effetto positivo degli gli acidi grassi omega-3 in merito a questa forma di insufficienza cardiaca.
  2. Nella seconda forma, il cuore non si contrae in modo ottimale, cioè ha una capacità di pompaggio limitata a causa di danni o debolezza del muscolo cardiaco. In questo caso, si sono riscontrati bassi livelli di omega-3 già molti anni prima che si manifestasse la debolezza del muscolo cardiaco. Quindi, livelli bassi di omega-3 sono un indicatore precoce di insufficienza cardiaca.

Se ai pazienti che soffrono di insufficienza cardiaca si somministrano acidi grassi omega-3, con l’aumento dei livelli di EPA e DHA nei globuli rossi migliorano i seguenti aspetti chiave della malattia:

  • il muscolo cardiaco guadagna forza
  • aumenta nel medio/lungo termine la capacità di pompaggio del muscolo cardiaco
  • diminuiscono i cambiamenti cicatriziali
  • il battito del polso è più lento, ma batte con più forza
  • la variabilità del battito cardiaco aumenta, il che indica una minore tendenza a gravi aritmie cardiache
  • la pressione sanguigna diminuisce leggermente

Altrettanto importante, gli acidi grassi EPA e DHA aumentano significativamente le prestazioni fisiche dei pazienti e di conseguenza la loro qualità di vita. Secondo gli studi basati sull’indice omega-3, i livelli ottimali di EPA e DHA nei globuli rossi di pazienti con insufficienza cardiaca dovrebbero raggiungere il 10%. Inoltre, da grande studio pluriennale condotto su pazienti con insufficienza cardiaca, sono emersi risultati convincenti: a 3494 pazienti è stato somministrato 1 g di EPA e DHA, mentre 3481 pazienti hanno ricevuto il placebo, durante un periodo di osservazione di quasi 4 anni. Dei partecipanti che hanno ricevuto acidi grassi omega-3, meno finì per morire e i sopravvissuti richiesto meno ricoveri in ospedale per la loro insufficienza cardiaca. Per quanto riguarda la tollerabilità e la sicurezza degli acidi grassi omega-3, i risultati erano paragonabili a quelli placebo.

Ad oggi, sappiamo che nello studio appena menzionato, i livelli di EPA e DHA negli eritrociti non hanno raggiunto il 10%, ma hanno raggiunto una soglia inferiore (del 7%). Sulla base degli ultimi risultati scientifici, le linee guida delle società europee e americane di cardiologia raccomandano EPA e DHA per il trattamento dell’insufficienza cardiaca senza però menzionare il dosaggio adeguato. Omegametrix, laboratorio internazionale, leader nella determinazione dell’indice omega-3, ritiene che i pazienti affetti da insufficienza cardiaca con compromissione delle prestazioni del muscolo cardiaco beneficino maggiormente da un trattamento guidato dall’analisi, e pertanto, raccomanda a questi pazienti di mantenere un indice di omega-3 all’intorno al 10%.

Allo stesso tempo, i pazienti che raggiungono questi livelli traggono beneficio dal miglioramento delle problematiche di comorbidità tipiche dell’insufficienza cardiaca, come la depressione o il peggioramento delle prestazioni cerebrali. Tassi di mortalità più bassi, meno degenze ospedaliere e meno malattie concomitanti sono resi possibili grazie a EPA e DHA. “Nella nostra esperienza, una terapia di successo è particolarmente efficace quando la dose di EPA e DHA viene regolata sulla base dell’indice omega-3, in modo tale da raggiungere un valore target del 10 %. In questo modo tutti i meccanismi positivi di azione, previsti dal trattamento, avranno effettivamente effetto”, secondo il Prof. Dr. von Schacky.

_______________

Il Prof. Dr. Clemens von Schacky è stato primario di cardiologia al “Medical Park Sankt Hubertus” ed è direttore di cardiologia preventiva all’Università di Monaco LMU. È un esperto nel campo della cardiologia e viene associato agli acidi grassi omega-3 nei circoli professionali.

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